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Vita analcolica
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2011
Ormai da due anni e mezzo non tocco alcol perché mio fratello ci andava giù pesante e ha fatto un brutto incidente con la macchina rimanendo illeso per puro miracolo. E non era la prima volta. Così per solidarietà e per scaramanzia ho smesso di bere anche io, lui non esattamente, ma ci prova. Ho anche frequentato a lungo un gruppo di sostegno per lui e qualche volta ancora partecipo alle riunioni, anche con i miei genitori. Loro vanno regolarmente. Anche mio padre aveva (forse ha ancora) un problema con l'alcol. Ora non vivo più con i miei, ma li vedo spesso. Però non conosco più le dinamiche interne della loro vita coniugale, non come prima perlomeno. Quindi non so se mio padre beve ancora. In realtà era difficile rendersene conto anche prima, se non per il fatto che era di pessimo umore e diventava maligno, quando lo faceva. 
All'inizio era imbarazzante rifiutare i drink, uscendo con gli amici. Ma dopo i primi mesi non m'importava più, anzi era diventato quasi divertente farne un vanto e scandalizzare tutti. Ora ho raggiunto un livello di sobrietà, o di lucidità, che mi permette di vedere e vivere tutto con maggiore consapevolezza. Mi sento più presente nelle situazioni, più di prima. Questo non mi dispiace. Eppure adesso vivo in un mondo, per così dire, "diverso" da quello degli altri. Gli amici, non tutti, ma molti, trovano ancora molto divertente bere, parlare delle bevute, ubriacarsi, prendersi in giro per quanto si ha bevuto, sballarsi ecc ecc. Io ora lo trovo poco affascinante, non mi stuzzica affatto l'idea, anche se ricordo bene che parlavo come loro anche io un tempo. Ora mi annoia e m'infastidisce pensare che se lo facessi mi danneggerei fegato e salute. Dico sul serio. Quindi mi sento tagliata fuori da certi contesti. Mi piacerebbe frequentare persone che non hanno bisogno di bere per divertirsi.Che sappiano divertirsi VERAMENTE. È un'altra cosa divertirsi sul serio, quando non si ricorre a sostanze per farlo. Conosco alcune persone così, ma si tratta di una minoranza fra gli amici e i conoscenti. 
Lo svantaggio è che questo continuo stato di lucidità comporta impegno e spossatezza, perché si ha costantemente di fronte lo squallore di certe situazioni e la mediocrità di convenzioni e persone, non c'è nulla che ti separi dal mondo reale. 
Si scopre che divertirsi per davvero non è semplice, è più complicato. Ma è molto più complicato se le persone continuano a prendersi in giro e a "divertirsi" con lo stordimento e l'ottundimento dei sensi, anziché facendo cose gratificanti ed esaltanti.
Chi ha voglia di giocare con la mente e con il corpo invece?




permalink | inviato da the Lady of Shalott il 15/5/2011 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
stufa
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2010
stanchezza...
sono stufa e annoiata da tutti...qualche consiglio su come riprendere il passo?

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permalink | inviato da the Lady of Shalott il 18/4/2010 alle 3:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
serata fuori. ovvero storia di una reclusa che torna in libertà
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2010
quanto tempo che non facevo un sano giretto nel centro storico della città. era davvero troppo che non facevo una serata fuori. prima per il fidanzato ero diventata pantofolaia, eliminato il fidanzato ci si è messa l'influenza interminabile, sarà stata l'influenza maiala? mah, dopodiché la tristezza per la storia finita e la delusione cosmica per l'universo maschile (e non). e anche la paura! sì la paura dell'esterno, come in quel racconto di Asimov...tutti gli uomini erano abituati a vivere solo sotto la superficie terrestre (non ricordo più per quale motivo), in lunghi corridoi, meravigliosi centri commerciali, città coperte, una vita sotterranea, ma tanto viva e colorata da non far sentire la mancanza dell' "esterno". anzi, l'esterno era diventato motivo di fortissima angoscia...un'umanità di agorafobici insomma. beh sembra folle, sembra strano, ma è davvero così... abituata alla vita monotona e serena del dovere, della casa e dello studio, la mondanità (per me habitat alquanto naturale, almeno per lunghi periodi della mia vita) è irrotto (devo ammettere che ho controllato il participio passato del verbo "irrompere" su garzantilinguistica.it ...) con tutta la sua prorompenza nella mia condizione di animale in cattività, scombussolando tutti gli apparenti equilibri. un turbinio che nascondeva una striciante, ma preponderante inquietudine. incredibile pensare che quando uscirò di nuovo a breve, quando farò un'altra serata fuori nella movida, nella simpatica bolgia, questa sensazione di disagio sarà meno percettibile (gli altri non saranno più "altri) e la volta successiva sarà addirittura senz'altro svanita, come se non fosse mai accaduto nulla. e subentrerà quello che amo chiamare "il tempo dell'ingratitudine", ahhhh quale goduria più grande se non il potersi guardare indietro, ripensando a qualcosa che fino a non poco tempo prima destava preoccupazione, ansia, nervosismo e angoscia (come un difficile esame) e poter ridere con noncuranza delle proprie apprensioni e anche dello zelo con cui magari si è cercato di non arrivare impreparati al difficile momento, come se niente fosse stato, come se fosse stato solo un gioco, e solo perché ora tutto va benone. il tempo dell'ingratitudine, magnifico relax.
the Lady of Shalott
post pubblicato in diario, il 20 febbraio 2010
Part 1
On either side the river lie
Long fields of barley and of rye,
That clothe the wold and meet the sky;
And through the field the road runs by
        To many-towered Camelot;
And up and down the people go,
Gazing where the lilies blow
Round an island there below,
        The island of Shalott.

Willow whiten, aspens quiver,
Little breezes dusk and shiver
Through the wave that runs forever
By the island in the river
        Flowing down to Camelot.
Four gray walls, and four gray towers,
Overlook a space of flowers,
And the silent isle imbowers
        The Lady of Shalott.

By the margin, willow-veiled,
Slide the heavy barges trailed
By slow horses; and unhailed
The shalop flitteth silken-sailed
       Skimming down to Camelot:
But who hath seen her wave her hand?
Or is she known in all the land,
       The Lady of Shalott?

Only reapers, reaping early
In among the bearded barley,
Hear a song that echoes cheerly
From the river winding clearly,
       Down to towered Camelot;
And by the moon the reaper weary,
Piling sheaves in uplands airy,
Listening, whispers " 'Tis the fairy
       Lady of Shalott."

Part 2
There she weaves by night and day
A magic web with colors gay.
She has heard a whisper say,
A curse is on her if she stay
       To look down to Camelot.
She knows not what the curse may be,
And so she weaveth steadily,
And little other care hath she,
       The Lady of Shalott.

And moving through a mirror clear
That hangs before her all the year,
Shadows of the world appear.
There she sees the highway near
       Winding down to Camelot;
There the river eddy whirls,
And there the surly village churls,
And the red cloaks of market girls,
Pass onward from Shalott.

Sometimes a troop of damsels glad,
An abbot on an ambling pad,
Sometimes a curly shepherd lad,
Or long-haired page in crimson clad,
      Goes by to towered Camelot;
And sometimes through the mirror blue
The knights come riding two and two:
She hath no loyal knight and true,
     The Lady of Shalott.

But in her web she still delights
To weave the mirror's magic sights,
For often through the silent nights
A funeral, with plumes and lights
      And music, went to Camelot;
Or when the moon was overhead,
Came two young lovers lately wed:
"I am half sick of shadows," said
      The Lady of Shalott.

Part 3
A bowshot from her bower eaves,
He rode between the barley sheaves,
The sun came dazzling through the leaves,
And flamed upon the brazen greaves
     Or bold Sir Lancelot.
A red-cross knight forever kneeled
To a lady in his shield,
That sparkled on the yellow field,
     Beside remote Shalott.

The gemmy bridle glittered free,
Like to some branch of stars we see
Hung in the golden Galaxy.
The bridle bells rang merrily
     As he rode down to Camelot;
As often through the purple night,
Below the starry clusters bright,
Some bearded meteor, trailing light,
Moves over still Shalott.

His broad clear brow in sunlight glowed;
On burnished hooves his war horse trode;
From underneath his helmet flowed
His coal-black curls as on he rode,
     As he rode down to Camelot.
From the bank and from the river
He flashed into the crystal mirror,
"Tirra lirra", by the river
     Sang Sir Lancelot.

She left the web, she left the loom,
She made three paces through the room,
She saw the water lily bloom,
she saw the helmet and the plume,
     She looked down to Camelot.
Out flew the web and floated wide;
The mirror cracked from side to side;
"The curse is come upon me," cried
    The Lady of Shalott.

Part 4
In the stormy east wind straining,
The pale yellow woods were waning,
The broad stream in his banks complaining,
Heavily the low sky raining
    Over towered Camelot;
Down she came and found a boat
Beneath a willow left afloat,
And round about the prow she wrote
     The Lady of Shalott.

And down the river's dim expanse
Like some bold seer in a trance,
Seeing all his own mischance--
With a glassy countenance
     Did she look to Camelot.
And at the closing of the day
She loosed the chain, and down she lay;
The broad stream bore her far away,
     The Lady of Shalott.

Lying, robed in snowy white
That loosely flew to left and right --
The leaves upon her falling light--
Through the noises of the night
     She floated down to Camelot;
And as the boat-head wound along
The willowy hills and fields among,
They heard her singing her last song,
     The Lady of Shalott.

Heard a carol, mournful, holy,
Chanted loudly, chanted lowly,
Till her blood was frozen slowly,
And her eyes were darkened wholly,
     Turned to towered Camelot.
For ere she reached upon the tide
The first house by the waterside,
Singing in her song she died,
     The Lady of Shalott.

Under tower and balcony,
By garden wall and gallery,
A gleaming shape she floated by,
Dead-pale between the houses high,
     Silent into Camelot.
Out upon the wharfs they came,
Knight and burger, lord and dame,
And round the prow they read her name,
      The Lady of Shalott.

Who is this? and what is here?
And in the lighted palace near
Died the sound of royal cheer;
And they crossed themselves for fear,
      All the knights at Camelot:
But Lancelot mused a little space;
He said, "She has a lovely face;
God in his mercy lend her grace,
      The Lady of Shalott."
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